La tristezza ha il sonno leggero

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“Chissà perché, nella vita, più si va avanti, più si tende a eliminare qualcosa: prima i baci, poi le carezze, gli abbracci e, infine, le parole. Invece, bisognerebbe aggiungere. Sempre.”

Trama: Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre. Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con la sua vita. E deciderà di affrontare una per una le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ami, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza…

Diciamocelo: se c’è una cosa che fa proprio paura è la felicità. Non sai mai quando arriva.
E, soprattutto, quando se ne va.

Erri, il protagonista, è un quarantenne simpatico, intelligente ma incapace di imporsi e di fare delle scelte. Da questo punto di vista fa anche un po’ incazzare, verrebbe quasi voglia di scuoterlo energicamente. Finalmente, dopo la separazione dalla moglie, si ritrova a doversi guardare allo specchio e a decidere che è ora di smettere di fare la vittima e crescere una volta per tutte. Per fare tutto ciò analizza, attraverso velocissimi flashback, la sua intera esistenza, scegliendo di partire dal momento in cui è nata la sua grande famiglia allargata composta da 2 nuclei familiari, 3 fratelli mezzo sangue e una sorella senza sangue ma della quale è innamorato da sempre.

Erri ha “un nome non nome sul groppone” e un cognome che detesta, Gargiulo, ma che non ha mai cambiato. Sua madre, quella biologica, è accentratrice e ambiziosa mentre il padre è un intellettuale anarchico e frustrato per un lavoro che non ha scelto ed è incapace di esternare le sue emozioni. Dopo il divorzio dei genitori Erri acquisirà nell’ordine un patrigno buono e una dolce matrigna spagnola (cuoca imbattibile di tortillas) che cercano in tutti i modi di trasmettergli l’amore e la vicinanza di cui ha bisogno.

Nonostante la trama che a prima vista non attrae per simpatia, il libro è colmo di ironia e i personaggi vengono descritti e delineati in modo caricaturale.

Mi hanno sempre attirato i libri sulle saghe familiari, perché raccontano pezzi di vita di ognuno di noi. In famiglia cresciamo, ci creiamo delle idee, degli stili di vita e di pensiero che ci segnano, nel bene o nel male. Tutto questo crea l’impronta di ciò che pensiamo di essere, dei nostri ferrei valori e delle nostre indistruttibili credenze. Spesso però le famiglie borghesi tendono a tacere per non far crollare il castello di carta e preferiscono sopire emozioni e sentimenti, non parlarne, fare finta di niente. Così l’individuo che si sente fuori dal coro, il diverso, dovrà per forza emanciparsi ed allontanarsi per esprimere la propria individualità.

Il tema di questo libro non è, quindi, la famiglia allargata in quanto tale ma la famiglia imperfetta: colma di ipocrisie, gelosie tra fratelli, amore non comunicato, emozioni anestetizzate e difetti nascosti.
In questo romanzo ironico e perfettamente orchestrato Lorenzo Marone non indora la pillola e la famiglia è analizzata senza veli, mai idealizzata. Alla fine, quando arriviamo in fondo al tunnel, non importa da dove veniamo o chi ci ha fatto male o bene, perché non possiamo più incolpare nessuno senza risultare ridicoli.

“Il passato non si può aggiustare. Però, almeno, possiamo imparare dai nostri errori, così da non ripeterli, per non chiamare ogni volta in causa il destino che, in realtà, ci segue sempre un passo indietro e si ciba degli sbagli che lasciamo lungo la strada.”

L’obbligo morale è quello di rimboccarsi le maniche e diventare adulti, decidendo cosa è il meglio per se stessi, a costo di lasciarsi andare o di soffrire. E di far soffrire.

Tutti i personaggi in questo romanzo hanno una grande evoluzione: diventano umani con l’età, consapevoli dei propri errori e delle proprie mancanze, arrivando al punto di comprendere che l’ideale di perfezione che si vuole raggiungere non esiste e costa sempre troppo caro.

“Mia madre ha lottato una vita intera per raggiungere la perfezione. Visti i suoi risultati, a me non restava altro che intraprendere il percorso inverso, puntare tutto sull’imperfezione. Credo di aver raggiunto l’obiettivo molto prima di lei.”

Fino a quando potremo nasconderci dietro alla storia che ci siamo costruiti sin da piccoli? L’autocommiserazione funziona finché la vita non ci chiede il conto…e poi?


Chi è Lorenzo Marone: nasce a Napoli, dove tutt’ora vive con la moglie Flavia e un bassotto di nome Greta. Laureato in Giurisprudenza, esercita l’avvocatura per quasi dieci anni, mantenendo parallelamente un’intima attività di scrittore. Un giorno smette di fare l’avvocato, si trova un lavoro come impiegato in un’azienda privata e comincia a spedire i suoi racconti. Suoi sono i libri Daria (La gru, 2012), Novanta. Napoli in 90 storie vere ispirate alla Smorfia (Tullio Pironti, 2013), La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015) e Magari domani resto (2017).


Titolo: La tristezza ha il sonno leggero
Autore: Lorenzo Marone
Editore: Longanesi
Leggilo perché: è ironico, senza scuse e fa il gesto dell’ombrello alla famiglia del Mulino Bianco.

Citazioni: Questa notte parlami dell’Africa

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Vi propongo qualche citazione tratta dal libro, se volete leggere la recensione completa cliccate qui.

 

“A modo suo, studiava continuamente, leggeva moltissimi libri, di tutti i tipi. Per lei non c’era differenza tra un volume sulla rivoluzione maoista in Nepal e un libro di cucina etiope. Leggeva tutto quello che le serviva in quel particolare momento, e nell’ambito del contesto nel quale si trovava, per poter sopravvivere.” [Emma]

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Citazioni: Il rumore delle cose che iniziano

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Ed eccovi le citazioni tratte dal libro che mi sono piaciute di più!
Ho volutamente tralasciato la lettera finale a parte un breve estratto, perché è giusto che faccia parte di un percorso di emozioni che solo l’intero libro può trasmettere.

Se vi va di leggere la recensione completa cliccate qui.

 

 

 

 

 

 

 

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Come vorrei che fosse

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Incipit:

Sono fermo a un semaforo rosso, l’ennesimo. Ne avrò contati cinque o sei da quando mi sono immesso in questa statale che dal casello dell’autostrada dovrebbe portarmi in centro. Ogni volta devo aspettare che scattino almeno due verdi, col primo mi avvicino e col secondo attraverso, per poi riposizionarmi su un’altra fila, e ricominciare daccapo. Non sono abituato a queste attese, a questo traffico caotico, a questi clacson suonati senza motivo.

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