Le donne di Fioly Bocca

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“Se questa fosse una storia, calerebbe il sipario: e vissero felici e contenti. Invece chissà, chissà domani.
Non è quello che accade, Argea. Ma è quello che uno fa, delle cose che accadono.”
Un luogo a cui tornare

Il primo libro di Fioly che ho letto è stato L’emozione in ogni passo (qui il link dell’articolo nel quale ne parlavo). Mi era piaciuto talmente tanto che ho deciso di acquistare e leggere anche gli altri due: Ovunque tu sarai e Un luogo in cui tornare.

Ovunque tu sarai è il suo romanzo di esordio. È la storia di Anita, giovane donna che vive e lavora a Torino ma è originaria delle Dolomiti. La madre è malata e si aggrava ogni giorno di più, così Anita decide di scriverle ogni sera una lettera nella quale finge che le cose siano diverse da quelle che sono. Colora una realtà nella quale si è persa e che non le piace per amore e protezione nei confronti della madre. Un giorno, su un treno che la riporta a Torino, crolla di fronte agli occhi di Arun, uno scrittore per bambini che ama il mare d’inverno e che le legge l’anima. Che la vede, al di là delle apparenze e riconosce la sua luce.

“A volte, raramente, incontrarsi è riconoscersi”
Ovunque tu sarai

Un luogo a cui tornare è il suo ultimo libro. Argea si risveglia in un letto di ospedale dopo aver investito un passante sul ciglio della strada. Zeligo è in coma. Le uniche cose che ha con sé sono una carta di identità scaduta e la foto di un bambino. L’ispettore dice che si tratta di un rifugiato bosniaco, un senzatetto, probabilmente ubriaco. Nessuno viene mai a trovarlo. Spinta dai rimorsi e dall’inquietudine per una vita che non la soddisfa del tutto, Argea comincia a fare visita a Zeligo e, quando l’uomo finalmente si risveglia, scopre la sua straziante storia.

“…lì dove il dolore deposita le sue scorie mentre noi fingiamo di occuparci d’altro. Mi trascina a guardare le cose da troppo vicino. Perché questo fa la scrittura, ti illude di guidarti altrove e poi ti riconsegna a te stesso, come un fedele cane da riporto.”
Un luogo a cui tornare


Ci sono volte nelle quali un libro ti tocca nel profondo e al termine rimani avida di altre storie simili. Proprio questo mi aveva lasciato L’emozione in ogni passo: la certezza di volere che non finisse e l’avidità e la voglia di leggere ancora tanto altro dell’autrice.
Esistono al mondo storie simili ma unici modi di raccontarle, e lei mi è arrivata dritta al cuore. Delicata e profonda ha uno stile narrativo speciale che vede negli spazi vuoti e in quello spazio vuoto ci consente di avere pazienza. Pazienza per notare un segno, un gesto, un sorriso, un cambiamento. Mentre la leggevo mi ricordava un po’ una versione soft di Margaret Mazzantini: meno cruda e diretta ma non per questo meno potente.

“Se potesse telefonarmi il futuro mi svelerebbe l’arcano: tutto si trasforma. Tutto cambia, nonostante la nostra volontà ottusa di fermare il tempo. Quello che non scegli tu, la vita lo decide per te.”
Ovunque tu sarai

La sensibilità di Fioly Bocca è tutta lì, impressa su carta, nella vita e nelle storie delle “sue giovani donne”: Anita, Alma, Frida, Argea. Sono tutte grandi donne che non sanno ancora di esserlo e che possiedono nomi unici, particolari, quasi tutti che iniziano con la lettera A. Sono nomi di significato, a volte ingombranti e spessi da portarsi addosso, come un cappotto informe che pesa.
Le immagino, inizialmente, minute e fragili, con le spalle incurvate verso il basso e lo sguardo stanco di chi non si stupisce più e di chi non sa cosa sia quel peso nel petto. Sono donne intelligenti, di carattere e con una forza che nascondono a se stesse o della quale ancora non sono consapevoli. Grazie alla vita prenderanno coscienza delle loro abilità e impareranno come gestirle al meglio.

“Partire, quasi sempre, non è andare lontano, ma tornare a se stessi”
Ovunque tu sarai

Amo le donne di Fioly e la gentilezza con la quale le racconta. Ha una particolare pazienza nel vederle crescere, lascia loro lo spazio per fiorire, per trovare il seme e per innaffiarlo. E’ una madre amorevole e questo suo tocco delicato e caldo è reale ed è tutto riflesso nelle pagine dei suoi libri.

Le donne di Fioly siamo tutte noi, nessuna esclusa.

“Insieme alle poche cose che ha lasciato, c’è una Polaroid tra le pagine di un libro: un cielo dotato di tanta bellezza che pare impossibile che sotto possa esserci qualcosa di meno perfetto. E una scritta dietro a penna: <Se parti, per forza in qualche posto arrivi>.”
Un luogo a cui tornare

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Dicembre: Facciamo spazio?

Hello December... (1)

“La bellezza di un’azione non deriva dal suo essere diventata un’abitudine, ma dalla sua sensibilità, coscienza, chiarezza di percezione e precisione di risposta.”
Anthony De Mello

Diciamolo, Dicembre è un mese impegnativo. Indipendentemente da come lo vivete, è un mese impegnativo. Tutto viene amplificato, tutto è folle ed esasperato. Tutti corrono, vanno di fretta. Io anche, da qualche giorno, sono stata contagiata da questa assurda frenesia, nonostante gli unici impegni che ho avuto non erano minimamente riferiti al Natale, anzi. Ma ho vissuto (e mi accorgo che spesso sono) in apnea, come se il tempo scorresse e io mi affannassi a stargli dietro. Guardo continuamente il calendario e vedo i ponti, gli impegni che si accavallano, le cose da fare, le cose che vorrei fare, le cose che alla fine non farò, e mi assale agitazione.

Apro i social network e vedo ovunque foto di addobbi Natalizi che mi ricordano che non so quando avrò il tempo (la voglia?) di farli, apro le mail zeppe di messaggi che consigliano i regali che mannaggia ancora non ne ho comprato neanche uno e mi mancano pure le idee.

Non sopporto questa corsa al consumismo, questo affanno, questo “obbligo” di omologazione.
Ho pensato che scapperei, me ne andrei su un’isola deserta o sulla luna.
Così mi sono chiesta il perché. Perché scapperei? Da cosa scapperei, veramente?
Credo che Dicembre sia un mese interessante per approfondire alcuni aspetti che non ci piacciono e dai quali solitamente fuggiamo, proprio perché sono amplificati e portati all’esasperazione.

Per tanti Dicembre è il solito mese nel quale si ingrassa, si ripensa al passato, si ripensa ai cari che non ci sono più, si deve stare per forza con parenti insopportabili, si è quasi costretti a partecipare a pallosissimi pranzi e cene tra colleghi o conoscenti. Ci si sente magari soli, mentre sembra che tutti gli altri si divertano o siano felici (really?…). I soldi che se ne vanno, e non parliamo del solito “cosa fare a Capodanno”.

Ma tutto questo, davvero, importa? O è solo la follia assurda di una società e di uno stile di vita che ci portano a sentirci inadatti “se non….” (festeggiamo, consumiamo, ci sentiamo felici ecc ecc)?
Come abbiamo intenzione di vivere il NOSTRO mese di Dicembre? Non quello imposto da altri, non i modelli ai quali aderiamo per obbligo.

Facciamoci un regalo: lasciamo perdere i buoni propositi per l’anno nuovo, per cortesia. Non funzionano MAI e lo sappiamo. Se è vero che il Natale è la nascita della luce e dell’amore dentro ognuno di noi bisogna fare spazio. Se ci riempiamo di cose, di stimoli, di pensieri, di ansie, di paure, di commiserazioni, di giudizi su cosa dovremmo fare o essere, non sarà un Dicembre diverso dagli ultimi e soprattutto non sarà un anno nuovo diverso da tutti gli altri che abbiamo vissuto fino ad oggi.

Chiediamoci cosa ci sta accadendo davvero e facciamoci un regalo grande: arriviamo al Natale e all’anno nuovo con un po’ di spazio in più da riempire di luce. Come fare spazio, però, se prima non siamo consapevoli di quello che c’è già?

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Prendetevi tre o cinque o dieci minuti al giorno per voi. Sedetevi da qualche parte e ascoltate il vostro respiro. Tutto qui.
La mente vagherà, vi porterà nel futuro e vi dirà che siete sciocchi e che avreste un milione di cose da fare. Oppure tornerà al passato e vi condurrà nella solita spirale di pensieri depressi. Voi non fuggite. Semplicemente osservate i pensieri e le emozioni che emergono e gentilmente tornate ad ascoltare il respiro, senza darvi addosso o giudicarvi. I pensieri sono come nuvole nel cielo o l’acqua che scorre in un fiume. Vanno, vengono, sono calmi e rarefatti o compatti e spaventosi. State lì, osservate quello che c’è e tornate al respiro. Tutto qui.

Nota benissimo: l’obiettivo non è rilassarsi, anzi, soprattutto all’inizio, accadrà l’esatto contrario. Noterete parti di voi che sono contratte, emergeranno dolori strani, formicolii, pensieri assurdi, proverete paura. Ma vi prego, resistete. Non fuggite. State lì con tutto quello che c’è e respirate.

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Esistono tantissimi strumenti che aiutano a farlo, tantissime tracce audio su Youtube da ascoltare, libri da leggere, blog che approfondiscono l’argomento, pagine FB da seguire che addirittura organizzano sessioni di Mindfulness in diretta. (Consiglio “Carolina Traverso” e “Go as a river”)
Io personalmente mi trovo benissimo con una App che si chiama InsightTimer nella quale ci sono tantissime tracce guidate, anche in italiano, discorsi e un timer che potete impostare a vostro piacimento.

“QUANDO NON C’E’ PIU’ NIENTE DA FARE,
COSA FATE?”
Koan Zen

Vi auguro un dicembre colmo di grandi spazi vuoti da riempire di consapevolezza.

La rana bollita

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“Circola una storiella curiosa sulle rane. Si dice che se ne butti una dentro una pentola d’acqua bollente, d’istinto schizzerà fuori con una zampata per salvarsi la vita. La stessa rana però finirà bollita se la metti in una pentola con l’acqua appena tiepida e la fiamma bassa. All’inizio il tepore sarà addirittura confortevole, ma poi, mano a mano che l’acqua si scalderà, la rana cercherà di adattarsi e si renderà conto del pericolo solo troppo tardi. La temperatura l’avrà resa troppo debole per saltare fuori dalla pentola e, poverella, finirà bollita. Probabilmente si tratta solo di una storiella, tuttavia è una metafora efficace di come talvolta possiamo sopportare situazioni spiacevoli, un giorno dopo l’altro, raccontandoci che in fondo non stiamo poi così male, fino al giorno in cui ci troviamo così stanchi nel corpo e nello spirito da non avere più la forza di reagire.”

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Ottobre: Walk With Me

Un bagno di consapevolezza

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Non fare della tua mente un campo di battaglia, non dichiarare guerra. Tutto ciò che provi (gioia, dolore, ira, odio) è parte di te. L’opposizione tra buono e cattivo è spesso raffigurata con la lotta tra luce e tenebre, ma se guardiamo in modo diverso, vedremo che, anche quando la luce splende le tenebre, non scompaiono. Invece di venire cacciate, si fondono con la luce. Diventano luce.
Thich Nhat Hanh

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Da sola: Il viaggio che non volevo fare

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“Ancora una volta, non penso a niente di particolare, semplicemente prendo atto del mio sentire e lascio che il mio corpo reagisca ad esso. Mi dice di stare seduta lì, sentire quello che sento – il vento caldo, la luce, il vociare delle persone e il vuoto dentro di me – e buttarlo fuori dagli occhi.
Due unici rivoletti si fanno strada dalle mie guance fino al mento, da dove gocciolano sui miei pantaloni con su gli elefanti. Non mi curo di chi possa vedermi, in quel momento siamo soli, io e il Taj.”

[Link per acquistare libro su Amazon]

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Settembre: BookCrossing

Come dare seconda vita ai libri e liberarli

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“Un libro non solo è un amico, ma vi trova nuovi amici. Possedendo un libro con la mente e con lo spirito ci si arricchisce, ma quando lo si passa a qualcun altro si triplica la propria ricchezza”.
(Henry Miller I libri della mia vita -1969)

Come tema per il mese di Settembre ho deciso di parlare di un fenomeno che anche in Italia sta suscitando sempre maggiore interesse e sta avendo successo: il BookCrossing.
L’ho scoperto da poco anche io, ma l’idea di fondo mi sembra tanto semplice quanto geniale.

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Mondonauta

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“Cercate un manuale per imparare ad essere liberi? Se la libertà si potesse inscatolare non sarebbe più libera. Mondonauta non è una guida, è puro rock and roll “on the road”

C’è stato e per fortuna ci saranno ancora tantissime altre sfide da superare, tante sfide per me, per te, per tutti. Tante sfide che ci spaventano ma che spesso non si possono nemmeno perdere. Il solo affrontarle è una vittoria, queste sono le sfide che ci daranno più coraggio quando guarderemo indietro.

Clicca qui per leggere altre citazioni tratte dal libro

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Un giorno questo dolore ti sarà utile

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Leggerei. Leggerei tanto, tutti i libri che ho sempre voluto leggere ma non ho potuto perché dovevo andare a scuola, e poi mi troverei un lavoro, ad esempio in una biblioteca o come portiere di notte o roba del genere, e imparerei un mestiere – come il rilegatore, il falegname, il tessitore -, e creerei degli oggetti, degli oggetti belli, e mi occuperei della casa e del giardino.

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